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Cos’è l’assenteismo sul lavoro e come ridurlo

Cos'è e come ridurre l'assenteismo sul lavoro
Riassumi con AI

Parlare di assenteismo sul lavoro significa parlare di persone; di ciò che sentono, di ciò che vivono fuori dal lavoro e anche di ciò che trovano (o non trovano) ogni giorno quando arrivano al posto di lavoro.

Perché ci sono piccoli segnali che finiscono per trasformarsi in assenze ricorrenti e che, con piccole modifiche, possono essere invertiti.

In questo articolo troverai una guida completa sull’assenteismo dal lavoro, dalla sua definizione fino a come ridurlo all’interno del tuo team. Ma con controllo, cura e coerenza.

Iniziamo!

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Cos’è l’assenteismo dal lavoro e cosa lo causa?

L’assenteismo dal lavoro indica l’assenza di un dipendente dal proprio posto di lavoro durante l’orario previsto. In alcuni casi è giustificato, ad esempio per malattia o per un permesso regolarmente autorizzato; in altri, invece, si tratta di assenze non comunicate o prive di una motivazione formale.

.Oltre alla definizione, è importante capire che l’assenteismo influisce sia sul funzionamento del team che sulla cultura aziendale. Nella quotidianità, queste assenze (sporadiche o ricorrenti) generano spesso una catena di effetti negativi non sempre evidenti.

In Italia, l’assenteismo è regolato dal contratto collettivo nazionale e dal Codice Civile, che stabilisce i diritti e doveri di dipendenti e datori di lavoro, nonché le modalità di gestione di queste situazioni.

Secondo i dati di Confindustria, il tasso di assenteismo ha mostrato una tendenza all’aumento negli ultimi anni.

Cosa prevede la normativa italiana?

La normativa si basa su diversi articoli che permettono alle aziende di agire con base legale:

  • L’articolo 2110 del Codice Civile riconosce il diritto del lavoratore alla conservazione del posto in caso di malattia o infortunio, nei limiti stabiliti dai contratti.
  • I contratti collettivi disciplinano le assenze giustificate, i controlli medici e le conseguenze di assenze ingiustificate.
  • Il licenziamento per giusta causa è previsto in caso di assenze reiterate e ingiustificate, che pregiudicano il corretto svolgimento del rapporto di lavoro.

Tipi di assenteismo sul lavoro

Assenteismo giustificato

Si tratta di assenze supportate da cause legalmente riconosciute e comunicate correttamente all’azienda.

Alcuni esempi:

  • Problemi di salute e visite mediche: la legge consente al lavoratore di assentarsi per motivi sanitari, previa presentazione del certificato medico.
  • Lutto familiare: sono previsti giorni di permesso retribuito in caso di decesso di coniuge, genitori, figli o fratelli.
  • Congedo di maternità o paternità: la nascita o l’adozione di un figlio comporta un periodo di assenza giustificata e retribuita.
  • Obblighi civici o giudiziari: convocazione come testimone o membro di giuria, o altri doveri civici ineludibili.

In Twenix gestiamo questo tipo di assenze con grande attenzione per garantire trasparenza ed equità.

Assenteismo ingiustificato

Include le assenze senza una ragione valida e non comunicate in anticipo. Anche se possono derivare da situazioni personali difficili da spiegare, a livello legale sono considerate infrazioni.

Un lavoratore assente dal lavoro senza preavviso può causare disagi organizzativi e gestionali.

Esempi:

  • Problemi personali non comunicati. Se il lavoratore non informa l’azienda e non presenta documentazione, l’assenza è ingiustificata.
  • Mancanza di motivazione. L’impiegato non trova più senso nel proprio lavoro e si assenta senza spiegazioni. Serve un intervento HR per capire l’origine del problema.
  • Ritardi reiterati. Arrivare spesso in ritardo senza motivo o senza avviso rientra nell’assenteismo ingiustificato.

Assenteismo presente o emotivo

Si riferisce a quei dipendenti che sono fisicamente presenti ma mentalmente assenti: non partecipano, non rendono, non si sentono coinvolti. Difficile da individuare, ma molto dannoso per la cultura e la produttività aziendale.

Come prevenire e correggere l’assenteismo sul lavoro

Ecco alcuni consigli utili:

1. Cultura aziendale positiva

Un buon ambiente di lavoro si costruisce giorno dopo giorno: attraverso la leadership, la comunicazione e l’empatia. Dalla nostra esperienza, avere responsabili capaci di comunicare con chiarezza, mettersi nei panni degli altri e agire con coerenza fa una grande differenza.

Alla fine, ciò che trattiene le persone non è solo lo stipendio, ma sentirsi parte di qualcosa di significativo. Quando c’è un legame autentico, non servono scuse per venire al lavoro: si ha voglia di esserci.

2. Monitoraggio attivo e personalizzato

Non tutte le situazioni di assenteismo hanno la stessa origine.

Per questo, più che affidarsi solo a dati freddi, è fondamentale analizzare ogni caso singolarmente: incrociare dati di utilizzo degli strumenti, partecipazione alle riunioni, consegne e feedback del team. Se qualcosa non quadra, bisogna affrontarlo subito con uno spirito costruttivo: cosa sta succedendo? Come possiamo aiutarti? C’è qualcosa che non stiamo vedendo?

Il supporto personalizzato aiuta a identificare pattern e prevenire nuove assenze.

3. Flessibilità

Essere flessibili non significa accettare tutto, ma sapersi adattare alle diverse realtà. In un team puoi avere persone con figli, con familiari a carico, che vivono lontano o che rendono meglio in determinati momenti del giorno.

Per questo, è utile parlare con ogni persona, capire come lavora meglio e concordare orari e routine che siano efficaci senza compromettere la produttività.

Piccole decisioni, come evitare riunioni il lunedì mattina o lasciare i venerdì per lavori di concentrazione, possono fare la differenza.

4. Benefici aziendali

Offrire benefit è un modo concreto per prendersi cura del team oltre lo stipendio. Piccoli grandi gesti che dimostrano attenzione alla vita extra-lavorativa: assicurazione sanitaria, buoni per l’asilo, supporto al trasporto, programmi di benessere o servizi psicologici.

Anche la formazione linguistica aziendale può essere un ottimo strumento di crescita professionale: aiuta a sciogliersi, acquisire sicurezza e comunicare meglio nel lavoro quotidiano. Non si tratta solo di curriculum, ma di sentirsi preparati per affrontare le sfide di ogni giorno.

Quella sensazione di crescita è spesso ciò che motiva davvero una persona a presentarsi con entusiasmo.

5. Comunicazione trasparente

Molte volte, quando qualcuno non avvisa della propria assenza, non è per cattiva volontà, ma perché non sa come farlo, a chi dirlo o teme un giudizio.

Per evitare questi problemi, è importante chiarire fin da subito le regole.

Nel nostro caso, condividiamo una guida chiara su come gestire le assenze e i passaggi da seguire. Inoltre, mettiamo a disposizione canali rapidi (come Slack o email diretta all’HR) per facilitare la comunicazione.

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Conseguenze dell’assenteismo sul lavoro

Quando una persona manca, non resta solo una sedia vuota: il team deve riorganizzarsi, le persone cambiano i propri piani e i progetti si rallentano. Se succede una volta, l’impatto è minimo. Ma se diventa abituale, le conseguenze si fanno sentire: sul team, sui risultati e sull’ambiente.

Alcune delle conseguenze più comuni:

  • Calo della produttività. Ogni assenza implica un rallentamento, una riorganizzazione, compiti in sospeso.
  • Aumento dei costi. Coprire un’assenza comporta più lavoro per altri, rischio di errori e, a volte, costi extra per supporto temporaneo.
  • Ambiente negativo. Le assenze frequenti generano tensioni, dubbi sull’equità del carico di lavoro e frustrazione.
  • Rotazione del personale. Chi è più impegnato si sente sovraccarico e, se non si interviene in tempo, finisce per andarsene.

Come calcolare il tasso di assenteismo sul lavoro

Questa è la formula:

Tasso di assenteismo (%) = (Ore non lavorate / Ore teoriche lavorabili) x 100

Può essere applicata a livello individuale o aziendale:

  • Per un dipendente: se ha saltato 16 ore in un mese con 160 ore previste, il calcolo sarà: (16 / 160) x 100 = 10%
  • Per l’intera azienda: se in un mese sono state perse 320 ore su 8000 ore totali, la percentuale è: (320 / 8000) x 100 = 4%

Domande frequenti

Si può licenziare un lavoratore per assenteismo?

Sì, ma ci sono condizioni precise.

Il licenziamento per assenteismo è legale solo in alcuni casi:

  • Quando le assenze sono ripetute e ingiustificate.
  • Quando compromettono seriamente la prestazione lavorativa e sono documentate.

Secondo la normativa, non basta che qualcuno manchi spesso: bisogna dimostrare il danno e che siano state eseguite le procedure corrette.

Come viene sanzionato l’assenteismo?

Dipende dal tipo:

  • Se è giustificato, non ci sono sanzioni. È sufficiente presentare la documentazione richiesta.
  • Se è ingiustificato, può portare a richiamo scritto, sanzioni economiche o anche al licenziamento disciplinare nei casi più gravi.

Qual è il tasso medio di assenteismo in Italia?

In generale, in Italia il tasso medio di assenteismo si aggira tra il 6% e il 7%, anche se varia a seconda del settore, della dimensione aziendale e del genere.

Come capire se la tua azienda ha un problema di assenteismo?

La prima cosa da fare è misurarlo.

Calcola il tasso mensile e confrontalo con i dati storici o con quelli del settore. Se vedi un aumento costante o se alcuni team hanno tassi molto alti rispetto alla media, potrebbe essere un segnale d’allarme.

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Milena D’Alessandro è 𝗕𝗿𝗮𝗻𝗱 𝗠𝗮𝗻𝗮𝗴𝗲𝗿 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 di Twenix. 🚀

Con una formazione poliedrica in letteratura e studi culturali, culminata in un dottorato in letteratura e digital humanities, ha maturato esperienze significative lavorando in Italia, Spagna e Argentina. 🌎​

Attualmente, è responsabile della definizione e implementazione delle 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗲 𝗱𝗶 𝗯𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶𝗻𝗴 𝗲 𝗺𝗮𝗿𝗸𝗲𝘁𝗶𝗻𝗴 per il mercato italiano di Twenix. In precedenza, ha svolto ruoli chiave nell’apertura del mercato italiano per una multinazionale nel settore della ricerca e selezione, dove ha sviluppato campagne di marketing digitale e progetti di branding innovativi.

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